La contraccezione che porta da sola da anni
In casa vostra qualcuno ha il compito fisso di evitare una gravidanza non prevista. Quasi certamente non sei tu.
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La sveglia che suona ogni sera dal 2014
Suona alle dieci e dieci. Due note sommesse dal telefono sul comodino. Lei allunga la mano senza staccare gli occhi dal libro, prende il blister dal cassetto, stacca una pillola, la manda giù senz'acqua. Quattro secondi in tutto. L'hai vista fare tremila volte e non ti è mai passato per la testa che fosse un lavoro.
Il mese scorso in farmacia non l'avevano. Te l'ha detto in cucina, senza lamentarsi, con lo stesso tono con cui si parla del traffico: che ne aveva chiamate due, che quella che ce l'aveva il sabato chiude all'una, che prima doveva farsi rifare la ricetta perché il medico adesso la fa solo per sei mesi. Tu hai detto "che palle". Poi hai chiesto cosa si mangiava.
C'è una cosa che nessuno dice ad alta voce quando ci si mette insieme. In casa qualcuno ha un incarico permanente: fare in modo che non arrivi un figlio che non avete deciso. Non c'è stato nessun passaggio di consegne, nessuno si è candidato, e la cosa va avanti in sottofondo da undici anni. Quel qualcuno quasi sicuramente non sei tu.
Oggi: Senza chiederglielo, prova a ricostruire esattamente cosa prende, da quanto tempo, e chi le fa la ricetta. Se non sai rispondere a tutte e tre le domande, hai già capito chi se ne occupa.
È un lavoro, non una pillola
Chi studia queste cose gli ha dato un nome. Katrina Kimport, del gruppo di ricerca ANSIRH dell'Università della California a San Francisco, ha osservato da vicino le visite di consulenza contraccettiva e ha definito quello che fanno le donne attorno alla contraccezione fertility work: non il gesto fisico della pillola o della spirale, ma il tempo, l'attenzione e la preoccupazione che ci stanno intorno. Il punto che ti riguarda è questo: la parte fisica deve per forza succedere nel suo corpo, la parte mentale no. Si può dividere. Potrebbe perfino stare quasi tutta dalla tua parte. Non succede quasi mai.
Prova a scrivere l'elenco e smette di sembrare un gesto da quattro secondi. Prendere l'appuntamento dalla ginecologa. Prendere mezza giornata di permesso per andarci. Ricordarsi quale metodo aveva provato nel 2017 e perché l'ha mollato. Accorgersi che questo nuovo la lascia spenta in un modo che è difficile spiegare a un medico in nove minuti, e poi decidere da sola se spenta è peggio dell'alternativa. Le ricette da rifare. La farmacia che chiude all'una. E i soldi: in gran parte d'Italia la contraccezione te la paghi di tasca tua, tutti i mesi, in silenzio.
Poi c'è la parte che gli uomini si perdono quasi sempre. Anche il calcolo del rischio è suo. È lei che sa la data. A marzo il ciclo è arrivato con tre giorni di ritardo, a te non ha detto niente, e ha fatto i conti da sola in ufficio tra una riunione e l'altra. Sa benissimo che se qualcosa va storto è lei quella seduta sul bordo della vasca con il test in mano, e che qualunque cosa decidiate insieme dopo, la decisione passa comunque dal suo corpo. Questo peso se lo porta anche se tra voi non se ne parla mai.
Oggi: Fai l'elenco. Scrivilo davvero, in una nota sul telefono: tutti i passaggi necessari a tenere in piedi la contraccezione in casa vostra per i prossimi dodici mesi. Appuntamenti, ricette, farmacia, spesa, effetti collaterali, calendario. Non mostrarglielo. Guarda solo quanto è lungo.
Smettila di farglielo tirare fuori ogni volta
Quasi nessun uomo, in questa situazione, si sta rifiutando di fare la sua parte. Sta aspettando che gliela chiedano. Visto dall'altro lato del letto è la stessa identica cosa.
Di solito il discorso è già cominciato due o tre volte, a metà. Lei ha detto qualcosa tipo "la prendo dall'università" oppure "non lo so, mi sento strana", tu hai risposto in modo comprensivo, e non è cambiato niente, perché essere comprensivi non è la stessa cosa che togliere un compito a qualcuno. Poi sono passati altri sei mesi. Non si va avanti perché la questione deve aprirla sempre lei, e aprirla sempre lei a un certo punto comincia a sembrare rompere le scatole, e nessuno ha voglia di rompere le scatole a proposito del proprio corpo.
Quindi stavolta la apri tu. Non alle undici di sera, non dopo aver fatto l'amore, non dentro una discussione su altro. Una domenica, in macchina o a fare due passi, con niente altro intorno. E la apri con una domanda che dà per scontato che il lavoro esista. Non "ma stai bene con la pillola?", perché a quella la risposta educata è sì, e te l'ha già data altre volte. Prova con: "Per quanto tempo ancora hai voglia di essere tu quella che se ne occupa?"
La prima risposta sarà piccola. "Ma figurati, non è un problema." Lasciala lì due secondi invece di riempire il silenzio. Poi rilancia in un altro modo: "Se dipendesse solo da te, e a me non costasse niente, tu cosa vorresti?" È lì che di solito sta la risposta vera, e parecchi uomini si sentono dire qualcosa che non si aspettavano: che ha smesso di volerla due anni fa nella sua testa e non ha mai fatto niente, o che dall'ultimo figlio sta aspettando che ti offra tu.
Oggi: Scegli il momento. La domenica mattina, il viaggio verso i suoi, il giro con il cane. Un posto senza pubblico e senza orologio. Mettilo in calendario adesso, altrimenti non succederà e basta.
Informati sulla vasectomia prima che debba farlo lei
Se avete davvero finito — tutti e due, sul serio, non "probabilmente sì" — allora questo discorso ha una destinazione precisa, e sarebbe meglio arrivarci prima che debba guidare lei.
L'asimmetria non è piccola. La vasectomia si fa in ambulatorio, in anestesia locale, in un quarto d'ora circa, e nella maggior parte dei casi si torna alla vita normale in qualche giorno. La sterilizzazione femminile è chirurgia addominale. Come spiega un urologo della University of Utah Health, le tube stanno nella pelvi circondate da molte altre strutture, ed è per questo che la legatura tubarica comporta rischi che la vasectomia non ha, oltre a richiedere di norma l'anestesia generale e tempi di recupero più lunghi. L'efficacia è sostanzialmente la stessa. Solo una delle due passa dalla sala operatoria.
Adesso guarda chi le fa davvero. Il Sole 24 Ore, citando i dati del Ministero della Salute, parla di circa ventimila legature tubariche all'anno in Italia contro meno di cinquemila vasectomie: uno dei tassi più bassi d'Europa. Negli Stati Uniti il National Survey of Family Growth racconta la stessa storia dall'altra parte dell'oceano — nel ciclo 2006-2008 circa il 13% degli uomini sposati dichiarava una vasectomia contro circa il 21% delle donne sposate che dichiarava una sterilizzazione tubarica — e la sterilizzazione femminile è la più diffusa delle due fin dagli anni Sessanta. L'intervento più semplice, più economico e meno invasivo è quello che si fa di meno. Questa differenza non è medicina. È chi se l'è sentito chiedere.
In Italia pesa anche il fatto che non esiste una legge specifica sulla sterilizzazione volontaria e che l'offerta nel servizio pubblico è disomogenea: in alcune regioni si trova, in altre praticamente no. È un ostacolo reale, ma è anche un ostacolo di cui, se non te ne occupi tu, finirà per occuparsi lei: telefonate, liste d'attesa, capire se conviene il privato e quanto costa.
Oggi: Passa venti minuti a informarti per conto tuo, sul sito di un centro di urologia e non su un forum. Impara le tre cose che ti chiederà: quanto dura, come si sta davvero nei giorni dopo, e che non è immediata — si continua con altro finché lo spermiogramma di controllo non risulta negativo.
Se la vasectomia non è la risposta, dividetevi comunque il lavoro
Molte coppie non sono a quel punto. Magari un altro figlio lo volete. Magari hai trentun anni e non ne hai idea. La vasectomia non è l'unico modo per prenderti metà di questa cosa, e trattarla come l'unica opzione è un ottimo sistema per non fare niente per altri cinque anni.
Comincia dalla burocrazia, che è dove sta quasi tutto il peso. La ricetta da rifare diventa roba tua. Il promemoria lo metti sul tuo telefono, non sul suo: quello del rinnovo, tre settimane prima, non quello della sera. Le farmacie le chiami tu finché non trovi quella che ce l'ha. La paghi dal conto comune e smetti di lasciarla nelle sue spese come se fosse una cosa personale sua. L'appuntamento lo prendi e ce la accompagni; se vuole che entri, entri e ti rendi utile, se non vuole, resti in macchina a rispondere alle mail.
Poi prenditi la parte che non è burocrazia. Se usate il preservativo, lo compri tu, sempre, e c'è in casa prima che serva e non dopo. Se sta smettendo con qualcosa e i prossimi mesi sono incerti, il calendario lo segui anche tu, così quando arriva la data non è l'unica dei due a contare i giorni. E se sta provando un metodo nuovo, chiedile come va alla seconda settimana e alla sesta, non solo la sera in cui comincia: è proprio con gli effetti collaterali che una donna molla in silenzio, da sola, e torna a gestirsi tutto da sola.
Un'ultima cosa, ed è quella che funziona di più. Qualunque pezzo ti prendi, dillo ad alta voce. Le offerte generiche non sono un aiuto: sono un invito a coordinarti, e coordinarti costa più fatica che fare la cosa da sé.
Oggi: Prenditi un pezzo preciso questa settimana e dille quale. Non "dimmi tu come posso aiutarti". Piuttosto: "Il promemoria per il rinnovo della ricetta l'ho messo sul mio telefono, alle ricette ci penso io da adesso in poi."
Cosa ti sta chiedendo davvero
Non ti sta chiedendo di farti operare. Ti sta chiedendo di riconoscere che è un lavoro.
I matrimoni in cui questa cosa diventa una crisi sono pochi. Quelli in cui diventa un conto aperto, tenuto in silenzio, sono tantissimi. È una voce in più su una lista che contiene già il dentista, i moduli della scuola, le analisi di sua madre e il compleanno di tua sorella. Nessuna di queste cose, presa da sola, pesa. Il peso sta nel fatto che stanno tutte dentro la stessa testa, e che l'altro adulto della casa è sinceramente convinto che vada tutto bene, perché dal punto in cui sta lui va tutto bene davvero.
Quindi la mossa vera qui è più piccola di una vasectomia e più grande di una chiacchierata. È decidere che da adesso su questo lavoro ci sono due nomi, e poi comportarti di conseguenza abbastanza a lungo perché lei smetta di controllare se facevi sul serio. Undici anni sono tanti per fare una cosa da soli. La prima volta che si accorgerà di non aver pensato alla ricetta per due mesi, lo noterà. Probabilmente non dirà niente. Ma lo noterà.
Alla fine è più o meno tutto qui, l'essere un marito decente: trovare le cose che senza accorgersene sono diventate il compito di una persona sola, e metterci il tuo nome prima che te lo chiedano. Better Husband serve esattamente a questo — una piccola cosa al giorno, perché accorgersene diventi un'abitudine e non uno stato d'animo.
mental-load, contraception, marriage improvement