Quando cercare un figlio diventa un percorso PMA

Il mese in cui smetti di contare le settimane e cominci a contare i cicli — e a cosa serve davvero un marito quando prende il comando il calendario del centro.

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È un martedì di marzo, e lei esce dal bagno già vestita, con il test in mano come uno scontrino da buttare. "Niente", dice, e mette su l'acqua. Tu dici qualcosa sul mese prossimo. Lei annuisce guardando il bollitore. Poi andate al lavoro tutti e due, perché è martedì.

Questa scena si è ripetuta abbastanza volte da non essere più recitata da nessuno dei due. Tre anni fa pensavate a un figlio come si pensa a un viaggio: una cosa da organizzare quando ci sarà tempo. Adesso in un cassetto della cucina c'è una cartellina con dentro degli esami, e nella tua testa un calendario che gira su ventotto giorni invece che su sette.

Di questo periodo agli uomini non parla nessuno. Per lei esiste materiale ovunque; per il tizio che sta un passo di lato, con i cappotti in mano, praticamente niente. Allora vediamo qual è davvero il lavoro.

Il mese smette di essere un mese

La prima cosa che salta è il tempo normale. Un mese erano quattro weekend e uno stipendio. Adesso è il primo giorno, poi la finestra, poi le due settimane in cui non si può sapere nulla e si controlla tutto. Poi di nuovo il primo giorno, di solito mentre sei in ufficio e ti arriva un messaggio di una parola.

Sapere quanto sia comune aiuta, perché metà del danno lo fa l'isolamento. Nel 2023 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che circa una persona adulta su sei nel mondo — intorno al 17,5% — vive un problema di infertilità nel corso della vita. La soglia clinica, secondo l'American Society for Reproductive Medicine, è dodici mesi di rapporti senza concepimento (sei, se lei ha 35 anni o più), e circa l'85% delle coppie fertili concepisce entro quel primo anno. Non siete dentro una sciagura rara. Siete dentro un gruppo enorme, silenzioso e di cui si parla malissimo.

Che cosa te ne fai. Smetti di trattare ogni mese andato male come una notizia. Alla notizia si reagisce; a una stagione si risponde con un piano. Se ogni primo giorno la trova davanti la tua faccia sorpresa e dispiaciuta, lei deve gestire anche la tua delusione, nel giorno peggiore del suo mese.

Oggi: impara il ciclo e segnati il primo giorno sul tuo calendario, non sul suo. Sapere a che punto siete senza doverglielo chiedere. Non per diventare tu l'organizzatore: perché lei non debba mai spiegarti dove siete nel mese prima di poterti dire come sta.

Quando il sesso diventa una voce nella lista

Nessuno ti avvisa che è questa la parte che si rovina per prima. Il sesso, l'unica cosa in casa che non aveva un obiettivo, diventa una consegna programmata con una scadenza e uno standard di qualità. Un'app dice quali sere. Tu devi funzionare quelle sere. E qualcosa, nel meccanismo, si oppone.

Non è un'impressione. Uno studio prospettico su 439 uomini impegnati in rapporti mirati a scopo riproduttivo ha rilevato difficoltà erettili nel 42,8% dei partecipanti. Un altro studio trasversale su uomini seguiti in ambito di infertilità e di preconcezionale ha trovato disfunzione erettile in circa il 30% del gruppo infertilità contro circa il 9% degli uomini in percorso preconcezionale. Il sesso a comando incrina qualcosa in moltissimi uomini, e quasi nessuno lo dice, perché l'unica cosa che non ti senti autorizzato a essere, in quella stanza, è tu il problema.

Dillo, invece. Non come una confessione: come un'informazione. "Anche a me questa cosa sta facendo un effetto, preferisco dirtelo io piuttosto che lasciarti immaginare il motivo." Non detto, un fiasco dentro la finestra per lei suona come non mi desidera più, o peggio, non vuole davvero questa cosa. Non è vero né l'uno né l'altro, ma da fuori non c'è modo di saperlo.

Oggi: scegli due sere di questo mese fuori dalla finestra fertile che non c'entrano niente con il concepimento, e diglielo, così sa che esistono. Il sesso che non può fallire in nulla è l'unico che sopravvive a un anno di cure.

Se i numeri finiscono per indicare te

Entri convinto di essere la spalla e poi arriva un referto con il tuo nome sopra e dei numeri che non sai leggere. Concentrazione. Motilità. Morfologia. E sotto il lessico, un'idea vecchissima e stupidissima che ti si siede in petto: che quello sia un verdetto su di te come uomo.

Per darti le proporzioni: il fattore maschile è generalmente indicato come coinvolto in circa il 30–40% dei casi di infertilità, e il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita rileva l'infertilità maschile come indicazione principale in circa una coppia trattata su cinque, quota che sale intorno al 39% considerando anche le coppie con fattore sia maschile sia femminile. Le rassegne sugli aspetti psicologici concordano su un punto: gli uomini con diagnosi di fattore maschile riportano più sintomi depressivi e ansiosi e minore autostima rispetto ai gruppi di confronto, e ricevono molto meno supporto delle loro compagne.

La risposta pratica non ha niente di eroico. Uno spermiogramma è una fotografia di un momento e i valori variano tra un campione e l'altro: ripeterlo è prassi, non sfiducia. Chiedi una visita andrologica invece di accettare un referto e un'alzata di spalle — dietro un fattore maschile a volte c'è una causa trattabile, e vale la pena che qualcuno la cerchi davvero. E fai le cose banali che l'andrologo ti dirà comunque: fumo, alcol, peso, calore.

Oggi: prenota tu la tua visita, sul tuo calendario, senza che te lo ricordi lei. Se finora è stata lei a fissarti gli appuntamenti medici, quello è il primo pezzo da riprendersi.

Il centro PMA è un secondo lavoro: prenditene metà

Il percorso non arriva come una decisione. Arriva come carico amministrativo: monitoraggi alle sette del mattino, ricette da rincorrere, farmaci che stanno in frigo e si iniettano a orario, pratiche di rimborso, un calendario di lavoro da riorganizzare in silenzio intorno a tutto questo, e un numero di telefono che risponde solo dalle nove alle undici.

Guarda chi lo sta portando. Nella maggior parte delle coppie finisce a lei per inerzia: gli esami sono sul suo corpo, quindi il centro parla con lei, e da quando il centro parla con lei diventa quella che sa tutto. Poi sapere tutto diventa ricordare tutto. Si ritrova stimolata, monitorata, e pure project manager.

Prenditi un ambito, non dei compiti. Il compito è "dimmi cosa devo fare e lo faccio", e lascia a lei il pensiero. L'ambito è: i contatti con il centro sono miei — prenoto io, chiamo io, rincorro io i referti, la cartellina la tengo io. Oppure: i farmaci sono miei — controllo io le scorte, ordino io, metto io le sveglie, preparo io l'iniezione. Una cosa intera, presidiata, che le esce completamente dalla testa.

Oggi: scegli un ambito, dille quale, e scrivilo dove lo vede. Poi fanne il primo pezzo prima di sera, così è un fatto e non una proposta.

I figli degli altri

La botta vera spesso non è il centro. È un battesimo, un annuncio nella chat di famiglia, l'ecografia sulla scrivania di un collega, e tua madre che a tavola, davanti a tutti, chiede se prima o poi vi decidete.

Non puoi farle sparire. Potete però decidere prima come le affrontate, che è tutt'altra cosa rispetto ad assorbirle ciascuno per conto suo e fare il conto dei danni in macchina al ritorno. Concordate una frase per la domanda — piatta e che chiude, tipo "quando ci sarà qualcosa da dire, lo diremo" — e stabilite che la usa chi se la sente arrivare per primo, così lei non deve inventarsi una risposta con tre persone che le guardano la faccia. Concordate un segnale per andarvene, e che usarlo non richiede spiegazioni. E decidete insieme chi lo sa davvero: una o due persone a cui poter dire "anche stavolta no" senza che parta un interrogatorio valgono più del segreto totale.

Oggi: prima del prossimo pranzo di famiglia, mettetevi d'accordo sulla frase e sul segnale. Bastano cinque minuti in macchina, e cambiano quanto le costa quel pomeriggio.

Il matrimonio deve sopravvivere al risultato

Esiste una versione di questa storia in cui la coppia viene inghiottita dal progetto. Ogni conversazione è logistica. Ogni vacanza è pianificata intorno a un ciclo. Ogni domenica è lo stesso giro di speranza e calcoli. Poi un giorno si chiude — con un figlio, con la decisione di smettere, con un'adozione, con qualcosa d'altro — e alzi la testa e ti accorgi che da due anni non parlate di nient'altro.

Quindi recinta qualcosa. Una sera a settimana, o una camminata, in cui l'argomento è vietato e si parla di lavoro, di un film, di tuo fratello, o di niente. Le prime due volte sembrerà forzato. Fallo lo stesso. Voi due esistevate prima di tutto questo e dovrete esistere anche dopo, comunque vada, e anche quella versione lì va tenuta in vita — non perché faccia funzionare le cure, ma perché è esattamente la cosa che stai cercando di proteggere.

E sii onesto sulla differenza tra esserci e fare il duro. Molti uomini scelgono il duro, perché somiglia alla forza e non richiede di dire niente. Quello che lei registra, però, è un uomo diventato muto sulla cosa più grande della vostra vita. Esserci costa di più: vuol dire dire la frase difficile il primo giorno, restare nella stanza, ed essere quello che si ricorda che questo mese lei non ha dormito.

Niente di complicato. Solo continuo — e il continuo è la prima cosa che salta quando sei stanco. Se ti serve un modo per non far cadere le cose piccole mentre quella grande occupa tutto lo spazio, Better Husband ti propone un gesto al giorno: semplice, concreto, e fattibile anche di martedì.

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