Suoceri e matrimonio: da che parte stai?

Tua madre fa un commento sui bambini e a tavola cala il silenzio. Quello che fai nei quattro secondi dopo conta più di tutto quello che dirai in macchina.

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Tua madre appoggia la teglia in mezzo al tavolo e dice, così, a nessuno in particolare, che ai suoi tempi i bambini mangiavano quello che c'era. Tua moglie è a un metro da lei, sta tagliando la pasta a vostro figlio di quattro anni, che da giugno mangia pane e basta. Nessuno guarda nessuno. Tu hai più o meno quattro secondi.

Quello che fai in quei quattro secondi è tutto. Puoi ridere. Puoi dire "mamma, dai" con un tono che non significa niente e non costa niente. Puoi decidere che non vale la pena — ed è quello che decidi quasi sempre — e passare l'acqua. Poi in macchina lei è zitta in un modo che non è stanchezza, tu le chiedi cos'ha e lei dice niente, e mercoledì la cosa ritorna sotto forma di una discussione su tutt'altro.

Il problema non è mai stata la frase. Erano i quattro secondi.

Quasi tutti gli uomini trattano la questione suoceri come un problema di organizzazione: dove si fa Natale, quante notti, chi guida, a che ora si può ragionevolmente andare via. Non è un problema di organizzazione. È una questione di parte, e viene posta in momenti piccoli e negabili, dove la risposta sbagliata è identica al non rispondere. Tua moglie non tiene il conto di cosa ha detto tua madre. Tiene il conto di dove eri tu.

Il genero conta molto più di quanto crede

Su questo esiste una ricerca che quasi nessuno di quelli a cui servirebbe ha mai sentito nominare. Terri Orbuch, psicologa e ricercatrice all'Institute for Social Research dell'Università del Michigan, segue dal 1986 l'Early Years of Marriage Project: 373 coppie, seguite per decenni con fondi dei National Institutes of Health. All'inizio dello studio, a mariti e mogli è stato chiesto di dire quanto si sentissero vicini ai suoceri, su una scala semplice.

Il dato che ne è uscito è sbilanciato in un modo che non ti aspetteresti. Nelle coppie in cui era il marito a dichiararsi vicino ai genitori di lei, il rischio di divorzio nei sedici anni successivi risultava circa del 20% più basso rispetto alla media del gruppo. Quando invece era la moglie a dichiararsi vicina ai genitori di lui, il segno si rovesciava: circa il 20% più alto.

La spiegazione che ne dà Orbuch merita di essere presa sul serio. Quando un uomo costruisce un rapporto vero con la famiglia della moglie, lei lo legge come un rapporto con lei: stai investendo sulle persone da cui viene perché lei ti interessa. Quando è una donna a essere molto vicina alla famiglia del marito, la vicinanza arriva quasi sempre in coppia con dei pareri su come tiene la casa e su come cresce i figli, e il confine fra l'essere vicini e l'essere controllata diventa sottilissimo.

È una correlazione osservata su tante coppie, non una leva che tiri la domenica a pranzo. Ed è uno studio americano: qui da noi, dove le famiglie spesso abitano a dieci minuti e ci si vede ogni settimana e non tre volte l'anno, la dinamica è semplicemente più densa. Ma la direzione dice una cosa utile: il rapporto fra te e i suoi genitori non è un favore che fai a lei, e non è roba sua. È una parte del vostro matrimonio, ed è quella che con ogni probabilità stai trascurando, perché sembra facoltativa.

Da fare oggi: scrivi a uno dei suoi genitori direttamente — non tramite lei, non nel gruppo — per una cosa che non c'entra niente con tua moglie. Una foto, una domanda su quello che gli piace, una frase vera. Una volta ogni due settimane e in due anni hai un rapporto tuo.

Cosa vuol dire davvero stare dalla sua parte

John Gottman, in Intelligenza emotiva per la coppia, descrive la versione classica senza giri di parole: una battaglia per il territorio, con la moglie che guarda per capire di quale famiglia il marito faccia parte adesso. La sua posizione è che il marito deve schierarsi con la moglie, e deve farlo in modo netto, anche quando gli sembra ingiusto, anche quando sua madre non è disposta ad accettarlo. Quasi tutti gli uomini odiano questa formulazione, perché da dentro non sembra affatto una battaglia per il territorio. Sembrano due persone a cui vuoi bene che non vogliono ragionare, più la pretesa che tu ne scelga una.

Solo che l'immagine che hai in testa è sbagliata. Quando un uomo prova a immaginarsi mentre "sta dalla parte di sua moglie", si immagina una scenata: la voce alzata, il discorso sul rispetto, il pranzo che finisce male e di cui si parlerà per un anno. Non è quello che serve. Serve una frase mite, detta lì, dentro quei quattro secondi, al presente e al plurale. "Mangia benissimo, mamma, non siamo preoccupati." Poi passi l'acqua e cambi argomento.

Non devi vincere. Vincere non è previsto, e lo pagheresti per mesi. Devi essere visibilmente dallo stesso lato del tavolo, subito, davanti a tutti, in modo che tua moglie non debba difendersi da sola in una casa che non è la sua. Mezzo secondo di "noi" vale più di un'ora passata a darle ragione in macchina.

Sotto c'è una regola che risolve la maggior parte di questi casi prima ancora che comincino: dei tuoi genitori ti occupi tu, dei suoi si occupa lei. Se tua madre ha qualcosa da ridire su tua moglie, quello che ne parla con tua madre sei tu. Nel momento in cui è tua moglie a dover dire la cosa scomoda alla tua famiglia, una normale divergenza diventa una guerra privata fra due donne, con te sul bordo che spieghi che capisci le ragioni di entrambe. Quella posizione a te sembra equilibrio. A lei arriva come essere lasciata sola.

Da fare oggi: dille la regola ad alta voce — ognuno si occupa dei propri. Dirla la trasforma da stato d'animo in un patto che vale anche nelle giornate storte.

Smetti di fare il messaggero, e smetti di farlo fare a lei

Guarda chi tiene in piedi materialmente il rapporto con la tua famiglia. Chi si ricorda del compleanno di tua madre. Chi compra il regalo e scrive il biglietto che poi firmate in due. Chi risponde nel gruppo "Famiglia". Chi si informa se vengono anche i figli di tuo fratello, per sapere come sistemare i letti. Chi telefona per avvisare che farete tardi.

Se la risposta onesta è "mia moglie", stanno succedendo due cose diverse, e la seconda è peggio della prima. Si sta accollando una gestione che non le compete: questa è la lamentela che conosci. Ma è diventata anche quella che deve dire di no ai tuoi genitori, perché è lei che ha in mano il calendario. Le hai messo addosso, senza accorgertene, la faccia di ogni delusione che la tua famiglia si prende — e poi ti stupisci che tua madre la trovi un po' fredda.

Rimediare non è complicato e non richiede discorsi. Riprenditi la tua parte. Il compleanno di tua madre sta sul tuo telefono, non sul suo. Nel gruppo rispondi tu. Sei tu quello che dice "quel fine settimana non ci va bene" — e lo dice al plurale, senza spiegazioni lunghe, perché una spiegazione lunga è un invito a trattare. Se i tuoi vogliono sapere perché, gli si ripete la stessa frase con lo stesso tono gentile.

Da fare oggi: sposta tre cose dalla sua testa alla tua, stasera, finché ci stai pensando: un compleanno, il gruppo di famiglia, e l'organizzazione della prossima visita.

Si decide prima di arrivare, non in macchina al ritorno

Quasi tutte le visite che finiscono male sono visite che nessuno aveva pensato. Si arriva senza un'ora di uscita, la giornata si allunga, qualcuno dice la frase che dice sempre, si resta due ore più del previsto, e il bilancio si fa alle undici di sera in tangenziale con i bambini che dormono dietro: le condizioni peggiori possibili per parlare di tua madre.

Dieci minuti in macchina prima di suonare al citofono sistemano una quantità sorprendente di roba. Tre domande: a che ora usciamo, di cosa non si parla oggi, e qual è il segnale se uno dei due non ne può più. L'ora di uscita è la più importante, perché "vediamo come va" diventa sempre la versione lunga. Il segnale può essere una scemenza — una mano sulla spalla, una domanda sul traffico. Serve solo perché nessuno dei due debba fare finta di stare benissimo aspettando che ceda l'altro.

Poi il bilancio fallo bene, che vuol dire soprattutto chiederlo per primo. "C'è stato qualcosa oggi?", prima che lo debba tirare fuori lei, prima che abbia avuto quattro ore per rapprendersi. E quando te lo dice, tieniti la frase che ti si è già formata in bocca: non lo dice con cattiveria. Magari è pure vero. Resta la frase più cara di tutta la faccenda, perché le comunica che ha capito male e che il suo compito adesso è gestirsi il fastidio invece di aspettarsi che cambi qualcosa. "Sì, l'ho sentito, non andava detto" non ti costa niente e ti fa guadagnare parecchio.

Da fare oggi: prima della prossima visita restate dieci minuti in macchina e mettetevi d'accordo sulle tre risposte. L'ora di uscita per prima.

Quando la sua famiglia è a posto, non vivere di rendita

Non è che siano tutti in guerra. Un sacco di uomini vanno d'accordo con i genitori della moglie in modo tranquillo, senza sforzo, ci si vede a Pasqua e va bene così. È il caso con più margine inutilizzato e meno attenzione dedicata.

I lavori successivi del gruppo di Orbuch sui legami con i suoceri vanno nella stessa direzione: quando i coniugi si sentivano vicini ai suoceri nei primi anni e vivevano quei rapporti come poco conflittuali, il benessere della coppia tendeva a essere migliore anni dopo — e la vicinanza ai suoceri risultava legata al benessere più di quanto lo fosse la vicinanza alla propria famiglia d'origine. Il che torna con il primo dato. Questi rapporti non sono lo sfondo del vostro matrimonio. Sono muri portanti.

Vivere di rendita ha un aspetto preciso: sei gentilissimo a tavola da loro due volte l'anno, e ogni filo reale fra te e loro passa da tua moglie. Telefona lei. Racconta lei le tue cose. È lei che ti dice per cosa è in pensiero suo padre. Hai un buon rapporto con i suoi genitori esattamente nello stesso modo in cui hai un buon rapporto con le sue amiche: di seconda mano. È la versione che evapora al primo guaio serio, quando servirebbe qualcuno capace di telefonare direttamente a sua madre.

Quindi costruisci un filo tuo e tienilo. Chiedi a suo padre della cosa che gli interessa davvero — l'orto, la barca, la squadra — e poi ricordatela e richiediglielo fra un mese. Offriti per quel lavoretto in casa loro che rimanda da due anni. La foto dei bambini mandala tu, invece di lasciare che la inoltri lei. Niente di tutto questo fa impressione. È solo la differenza fra essere uno che siede al loro tavolo ed essere di famiglia.

Da fare oggi: scegli uno dei suoi genitori e fai una cosa diretta — una telefonata, una foto, un'offerta di aiuto concreta. Questa settimana, non "presto".

Di tutto questo nessuno ti ringrazierà. Non esiste la versione in cui tua moglie si accorge che hai gestito bene tua madre e te lo dice, perché il punto è proprio che non è successo niente: nessuna frase è andata a segno, nessun silenzio in macchina, nessuna discussione di mercoledì su tutt'altro. In questa parte del matrimonio le vittorie sono tutte invisibili, ed è esattamente per questo che quasi tutti mollano e tornano a trattarla come una questione di Natale e di chilometri.

Però lei il conto lo tiene, nel modo in cui si tengono i conti che non si dicono mai ad alta voce. Non di cosa ha detto tua madre. Dei quattro secondi dopo, e se in quei quattro secondi eri accanto a lei o un po' di lato, a fare il giusto con tutti.

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